Cronache di volo: Milano-Bilbao A/R

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Giovedì 07 Aprile

Riccardo è tornato a casa prima dal lavoro per prepararsi alla partenza, io mi ero presa direttamente tutto il giorno di ferie. Entrambi, senza dirci nulla, lanciavamo sguardi furtivi al cielo facendo finta di niente l’un con l’altro per non alimentare ansie inutili. Il cielo si stava riempiendo di nuvoloni ma il temporale era ancora inesistente.

Ho riflettuto a lungo su questa storia dell’ansia di volare e non ho ancora capito quando è cominciata. Il mio primo volo l’ho preso a 17 anni, da sola, per andare in vacanza da mia cugina a Trapani. Da lì in poi di aerei ne ho presi un po’ e non ho mai avuto nessun problema e nessun timore. Cos’è che è successo nel frattempo? Non lo so. Se penso ad una turbolenza, mi si rigira lo stomaco e comincio a pensare alle cose più assurde che potrebbero accadere un volo: si rompe un’ala, il pilota perde il controllo, ci capovolgiamo. Ho letto vari articoli in merito alla paura di volare e quindi so già delle statistiche, delle turbolenze come le onde del mare, ecc, ecc, so tutto. Ma quando poi sei lì è tutta un’altra cosa e mi partono in automatico i mantra.

Ho ingannato il tempo d’attesa in aeroporto su Facebook, poi ci siamo imbarcati. Era tutto regolare, non pioveva, nel cielo non si vedeva nemmeno una saetta. Pfiu. I nostri posti erano piuttosto in fondo, uno centrale e uno corridoio, mentre quello vicino al finestrino era per un signore italiano sulla cinquantina. Ci siamo allacciati le cinture e via. Mentre l’aereo comincia a muoversi, il signore ci dice che poi si sarebbe spostato nei posti davanti visto che erano tutti e 3 vuoti, così saremmo stati tutti più larghi. Alla fine una parola tira l’altra e dopo avergli detto che noi eravamo diretti a Bilbao per andare a trovare mia sorella che era in Erasmus in un paese vicino, lui ci dice che sta andando lì per lavoro e ci racconta che anche sua figlia è in Erasmus a Parigi. Subito ripenso ai fatti del novembre scorso e gli chiedo se lei c’era quando sono successi gli attentati. Sì, era lì e doveva essere nel locale di fianco al Bataclan. Non ci era andata perchè non si era sentita bene. Le sue amiche, dopo averla aspettata un po’, erano andate al locale ma era già successo tutto e, sotto shock, sono tornate a casa. Una addirittura è proprio tornata in Germania. Queste cose fanno sempe pensare che in certi casi, la vita è decisa da un evento fortuito o da una scelta, una semplice scelta. Vado o non vado.

Poi l’aereo ha preso velocità ed è decollato. Io ho lasciato che Riccardo e il signore andassero avanti a parlare, un po’ perchè vedevo che Riccardo si distraeva dal volo, un po’ perchè tanto con il rumore dei motori non sentivo una mazza. Ovviamente mentre prendevamo quota, sono cominciati gli scossoni e, impietrita, mi tenevo al bracciolo con le unghie. E pensavo: “sono onde, sono onde, sono come le onde per le barche”. E al tempo stesso, mi incavolavo con me stessa perchè tutto questo era puramente senza senso. Ma cos’è che mi prende?

Fuori dal finestrino era tutto buio (erano le 22 quasi) e ho visto in lontananza un fulmine. Ecco, perfetto. Considerando che l’aereo per Cipro su cui era Riccardo 2 mesi fa è stato colpito da un fulmine sull’ala (mi ha raccontato che hanno sentito un botto fortissimo) era praticamente impossibile che venissimo colpiti nuovamente, o no? Le probabilità serviranno a qualcosa!

Dopo qualche minuto il volo si stabilizza e, mentre Riccardo e il signore vanno avanti a parlare di lavoro, politica e nonsochealtro, io prendo il mio libro di Bryson che sto leggendo e mi immergo nel suo racconto nel West americano. Il signore non si è più spostato dal suo posto e siamo arrivati sani e salvi a Bilbao alle 23.20.

Il tanto temuto temporale, alla fin della fiera, si è rivelato abbastanza fasullo.

Domenica 10 Aprile

Arrivati in aeroporto a Bilbao con debito anticipo, ci siamo sentiti molto sollevati del fatto che oggi in cielo non c’era nemmeno una nuvola. Nonostante i due giorni precedenti ci avessero riservato nuvoloni, scrosci d’acqua e sprazzi di sole che duravano quanto un battito di ciglia, questa mattina splendeva il sole. Bene, dai, questa volta sarà tutto tranquillo. L’aeroporto di Bilbao è piuttosto piccolo. All’ingresso ci sono i banchi per il check-in, dopo pochi passi si arriva alla zona dei controlli al metal detector dove un’hostess ad un banchetto ti “bippa” il biglietto per verificarne la validità. Non si fa in tempo a girarsi che c’è già il nastro con le vaschette di plastica dove apporre zaino, giacca, liquidi.

Al momento dell’imbarco, davanti al gate lo spazio è talmente poco che la coda di persone pronta a salire sull’aereo deve fare una curva. L’hostess della Vueling arriva con il cartello per l’accesso prioritario in mano che piazza davanti alla porta che ci collega al finger. Poi, alzando la voce e facendo segno con le mani lungo il pavimento di creare due file, dice in spagnolo – io non so lo spagnolo, ma questo era facile da capire : “Qui si mettono quelli con i posti dall’1 al 14 e qui si mettono quelli con i posti dal 15 al 32”. Wow, alta tecnologia.

Seguendo le sue istruzioni, mischiandoci un po’ di qua e di là, creiamo le 2 code e veniamo imbarcati. Questa volta Riccardo si siede vicino al finestrino, io in centro e di fianco a me c’è una signora sulla mezza età, che inizialmente pensavo fosse straniera ma che poi ho scoperto essere italiana. Procedure di rito, l’aereo decolla.

E ci risiamo. Sole o non sole, poco dopo che l’aereo ha staccato le ruote da terra e appena avvertito il senso di vuoto da decollo, comincia a ballare. Fa su e giù, e destra e sinistra, come se fosse allo sbando. E poi tutto insieme. Ecchecavolo. Mi sale l’ansia e le gambe sono sempre più rigide. Odio le turbolenze, odio quella sensazione di essere sospesi e di non sapere a cosa si va incontro. Razionalmente mi ripeto che non succede niente, la mia faccia è composta e disinvolta, o almeno credo. Irrazionalmente mi cago addosso, voglio piangere e voglio l’hostess che mi tiene per mano e che mi dice che non è niente. Io le hostess le invidio, loro ci salgono tutti i giorni su questi benedetti aerei. Ma come fanno? Loro ogni tanto non vorrebbero piangere un pochino?

Passata anche questa e dopo aver appurato di essere ancora viva, cerco di distrarmi sempre leggendo il mio bellissimo libro di Bryson. Mi rendo conto che leggo ma non capisco molto di quello che leggo, non riesco a concentrarmi. Gli occhi scorrono le parole sulle pagine, ma il cervello lavora per i fatti suoi. Ad un tratto, mentre le hostess passano con il carrellino, tac, tutto ricomincia a ballare di qua e di là, forte. Il pilota annuncia all’altoparlante, in inglese, di sedersi e si accendono le spie delle cinture di sicurezza. Sono passati 30 minuti dal decollo e mancano ancora 55 interminabili minuti prima di toccare terra. Vorrei che il tempo passasse in fretta. Leggo, no non leggo, leggo, non capisco niente di quello che leggo, sbircio fuori dal finestrino per vedere cosa succede, mi guardo intorno per vedere se anche gli altri sono preoccupati quanto me ma quello davanti legge, quello al di là del corridoio ha su le cuffie e gioca ad un videogioco, la signora di fianco a me ha gli occhi chiusi, la signora dietro di me si nasconde la faccia dietro le mani. Ok, lei è nella mia stessa situazione.

Dopo poco, il pilota parla al microfono e ci informa che stiamo attraversando una turbolenza sui Pirenei, di non alzarci e di non usare i bagni. E chi si muove! Questo penso sia stato il momento più brutto perchè sei lì che aspetti che arrivino gli scossoni senza sapere quanto saranno intensi e senza sapere nemmeno quando esattamente arriveranno. E continui a pensare “adesso arriva, adesso arriva, per forza arriva”. E invece niente. Bo, alla fine la turbolenza non c’era.

Ad un certo punto, la signora di fianco a me mi rivolge la parola: “Vuoi leggere una cosa?”, “Va bene..”. Le cose che mi sono passate per la testa sono state: ha visto che sono in paranoia e, siccome lo è anche lei, ha nello zaino un libro su come affrontare un volo turbolento. Oppure è una testimone di Geova o appartenente a qualche credo religioso e mi vuole far leggere quanto Dio mi voglia bene e di riporre la mia fiducia in Lui (da non cristiana, non avrei saputo se ridere o piangere). Tira fuori un libro su una dieta in base ai gruppi sanguigni. Ero un po’ perplessa e soprattutto non riuscivo a capire perchè voleva darmi un libro che parlava di alimentazione. Va beh, per fare la persona educata, lo prendo e comincio a leggicchiare qualcosa sul mio gruppo sanguigno, scoprendo che tutti gli alimenti che solitamente consumo sono nocivi per il mio gruppo sanguigno e che quelli che non mi piacciono, invece, sono benefici. Non è che potessi aspettarmi qualcosa di diverso, del resto. Persa tra latticini e cereali, finalmente il pilota invita le hostess a sedersi per prepararci all’atterraggio.

Scendiamo di quota e le mie orecchie lo percepiscono perfettamente. Restituisco il libro alla signora che per accertarsi che io abbia capito quello che c’era scritto, mi ripete in breve gli alimenti che devo evitare e quelli che devo preferire. Mi lascia il suo biglietto da visita perchè ha aperto un negozio di cibi biologici a Sesto San Giovanni (e qui si ricollega tutto, anche se non riesco ancora a capire perchè le sia venuto in mente di far pubblicità ad una impanicata che in quel momento avrebbe voluto solo essere in braccio al pilota).

Non vedevo l’ora che il carrello dell’aereo toccasse terra. Nel frattempo, dal finestrino vedevamo le Alpi innevate. Vicine, bellissime. Ecco, quello è stato l’unico momento in cui mi sono sentita talmente tranquilla da riuscire a scattare una foto.

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Poi, finalmente, terra. Ah, la forza di gravità, i piedi che calpestano il suolo.

Adesso sarei curiosa di capire se la prossima volta è meglio che io mi dia una botta in testa prima di salire su un aereo – visto che ho già prenotato quello per il viaggio di agosto. A qualcuno capita qualcosa di simile a quello che provo io? Qualcuno ha vissuto qualche esperienza un po’ drammatica per cui io possa sentirmi molto fortunata del mio volo?

E, soprattutto, sono ancora recuperabile?

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8 risposte a Cronache di volo: Milano-Bilbao A/R

  1. I'll be right back ha detto:

    Ahah che cronaca ansiosa! Io per fortuna non ho mai avuto paura in aereo, a parte una volta di ritorno da Madrid: su quel volo le turbolenze erano davvero violente e mi ricordo ancora le unghie della mia amica conficcate nel mio braccio dalla paura 😂 In questi casi credo che sia necessario pensare il più razionalmente possibile!

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  2. Anche io ho molta paura dell’aereo. Quando arriva il momento di decollare di solito stritolo la mano di Stefano, e quando si stacca da terra che è poi il momento peggiore chiudo gli occhi e rimango immobile… ovviamente c’è sempre qualche scossone o vuoto d’aria! Fino al momento in cui si spengono i segnali delle cinture non lascio la mano di Stefano e non rilasso neanche un muscolo. Poi diciamo che il resto del volo lo vivo abbastanza tranquillamente, a meno che non ci sia temporale o grandi turbolenze… La partenza mi distrugge però! D:

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  3. silviademick ha detto:

    Le uniche volte che mi viene un po’ di ansia è quando ti fanno scendere perché c’è un guasto. In quei casi mi sono detta: “Mah, sarà un segno divino?”
    Comunque ti capisco: non ho paura di volare, ma ho il TERRORE quello più nero degli insetti (cimici, api, vespe e – ebbene sì – farfalle). Se una di queste bestie feroci mi si avvicina svolazzando vado nel panico più totale…

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  4. ChiaraPaglio ha detto:

    Io ho preso l’aereo per la prima volta questa estate e non è stata un’esperienza che ho fatto a cuor leggero. Al momento del decollo avevo sempre l’ansia e, più guardavo la faccia di mia madre, più mi veniva l’ansia. Nel viaggio di ritorno da Fuerteventura abbiamo incontrato delle turbolenze che non sono state per niente piacevoli, ma sono riuscita a non morire dentro.
    Comunque la signora del libro sulla dieta è il top. Ho sentito parlare di quel libro in un programma tv e l’autore era un vecchietto piuttosto bizzarro ahahah

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    • Sara ha detto:

      Volare in sè non è spaventoso, è solo che il pensiero di essere a migliaia di metri da terra e sobbalzare per le turbolenze non è proprio il massimo! Purtroppo sono gli inconvenienti del viaggiatore 😀 per il libro, quando me l’ha messo in mano, non so che faccia ho fatto..di certo non me l’aspettavo! Il dottore si chiama Mozzi, se non ricordo male..ma non l’avevo mai sentito 🙂

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