Quella pazza città di Las Vegas

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Prima di arrivare a Las Vegas, pensavo di sapere cosa fosse “il caldo”. Quando siamo arrivati a Las Vegas, ho capito che non sapevo cosa fosse “il caldo”. Abbiamo viaggiato per qualche ora nel deserto del Nevada prima di avvistare da lontano i primi edifici della città che non dorme mai e man mano che ci avvicinavamo, cresceva in me una sorta di eccitazione per esser lì. Non so esattamente da cosa nascesse tutta questa emozione, ma ero davvero curiosa e impaziente di vedere e di girare. Un po’ per i racconti che avevo sentito da chi ci era già stato, un po’ per i film/serie tv in cui è stata usata come location, avevo proprio voglia di scoprire come fosse realmente.

Il traffico sulle strade principali è abominevole, siamo stati in coda a vari semafori prima di arrivare al parcheggio del nostro hotel, il New York New York che, come dice il nome stesso, era un palazzone in stile skyline newyorkese con Statua della Libertà e Roller Coaster annessi.

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Aperta la portiera della macchina nel parcheggio coperto dell’hotel, ho avuto un mancamento. Credo abbia inciso tanto anche il fatto che arrivassimo dai 2000 mt del Bryce Canyon dove l’aria era, per così dire, frizzantina. A passo molto svelto, ci siamo fiondati nella hall dell’hotel dove l’aria condizionata dava un certo sollievo. Gli hotel di Las Vegas, pur avendo forme e colori differenti, sono costruiti tutti secondo lo stesso concept (non sono nè architetto nè designer perciò chiedo scusa se sto dicendo qualche cazzata ma è un’idea che mi sono fatta io!): ci si può perdere da quanto sono enormi, hanno una reception immensa con code per il check-in e per il check-out, segnalate in maniera adeguata da appositi cartelli. Hanno una sala casinò che, come ci si può immaginare, va 24h su 24, bar, negozi a non finire, come fossero un centro commerciale, tutti collegati da corridoi lussuosamente arredati. In sostanza, al piano terra c’è tutta la parte turistica-goliardica-ludica mentre ai piani superiori si trovano le stanze degli ospiti.
Noi ci siamo messi pazientemente in coda per il check-in per aspettare il nostro turno e dopo un buon quarto d’ora ci sono state date le nostre stanze (questo è l’unico hotel dove abbiamo preso 2 doppie, invece che la solita quadrupla…ci siamo voluti trattare bene) da una ragazza con dei capelli raccolti in una acconciatura vaporosa, vistosamente tinti di biondo e con delle unghie lunghissime rosse (e finte). Ci ha chiesto se preferivamo stanze fumatori o non fumatori e poi ci ha spiegato che avevamo un biglietto gratis sul Roller Coaster dell’albergo ma con il caldo che faceva penso che sarei svenuta al primo giro della morte.

Siamo saliti a lasciare i nostri bagagli e ci siamo ritrovati di nuovo nella hall per partire con il nostro giro alla scoperta di Las Vegas. A dire il vero ci siamo stati un pomeriggio e una notte, quindi abbiamo fatto in tempo a fare quello che ogni viaggiatore che si rispetti fa a Las Vegas: il giro degli hotel sulla Strip. La Strip è la strada principale della città su cui si sviluppa tutta la movida diurna e serale e su cui si affacciano tutti gli hotel più famosi.
Prima di uscire dall’hotel, ho dovuto fare una breve ma intensa preparazione psicologica alla temperatura perchè sarà anche vero che è un caldo secco e che tutti dicono che non lo si percepisce come quello umido ma – le palle! – si sente eccome! Camminavo sulla strada e l’aria mi ribolliva sulla pelle come fossi stata dentro ad un forno. Abbiamo lasciato perdere il negozio degli M&M’s che tanto anche se avessimo acquistato qualcosa, sarebbe diventato liquido nel giro di 2 secondi e mezzo e ci siamo fiondati dentro al negozio della Coca-Cola, dove in 2 piani si trova di tutto e di più con il marchio della bibita gassata. Ma tutto eh! Magliette, utensili per la cucina, calamite, accessori per il cellulare. Noi siamo saliti al secondo piano dove con 8$, ti danno 2 vassoi con 8 bicchieri l’uno che contengono 16 tipi diversi di bibite Coca-Cola prodotte nel mondo. Ti danno pure un biglietto illustrativo che ti spiega il percorso da seguire sul vassoio e ti dice a quale Paese appartiene quella determinata bibita. Li abbiamo assaggiati tutti, a turno. Alcuni gusti erano buoni, altri un po’ meno, altri insignificanti. L’unica cosa che non abbiamo capito era perchè all’Italia avessero assegnato una bibita trasparente che sapeva di gazzosa. Bah.

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L’importante era bere e rinfrescarsi un po’. Usciti da qui, prima di arrivare ai primi hotel, abbiamo fatto tappa in altri negozi, come quello dell’Hard Rock.
Il primo hotel che abbiamo visto è stato il Paris, anche lui con il suo casinò e la sua ambientazione francese. Poi siamo entrati al Flamingo, dove il colore predominante è il rosa e, al suo interno, c’è un giardino e una fontana con dei veri fenicotteri rosa.

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Subito dopo, siamo arrivati al Venetian, maestoso e fedele alla ricostruzione del campanile di San Marco e del ponte di Rialto con anche i canali che dall’esterno dell’edificio scorrevano fin dentro l’hotel e su cui navigavano delle gondole guidate da gondolieri che cantavano in italiano per allietare i loro passeggeri. Quasi da non crederci. Appena entrati, non ho potuto fare a meno di notare il soffitto che era stato “affrescato” con dipinti tipicamente rinascimentali. Abbiamo passeggiato per i lunghi e ampi corridoi adattati a calle veneziane con il cielo azzurro e le nuvole come fossimo all’aperto fino all’arrivo delle gondole dove, con un giro di 180°, tornavano lente verso l’esterno.

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Per quanto riguarda l’aria condizionata, sinceramente, mi aspettavo molto peggio: sia io che Riccardo ci eravamo portati una felpa per limitare lo sbalzo termico tra fuori e dentro e per evitare spiacevoli inconvenienti (io sono molto soggetta) ma, mentre all’inizio con diligenza mettevamo/toglievamo  ad ogni ingresso/uscita, dopo un po’ ci siamo scocciati e io ho deciso di rimanere a mezze maniche per sempre e Riccardo ha deciso di tenere su la felpa per sempre. Non so come facesse a resistere a 45 gradi ma penso che in quelle condizioni nessuno di noi fosse pienamente in sè. In ogni caso, non ci è successo niente quindi l’aria condizionata non è stata troppo nemica.

Un’altra cosa troppo comica per noi erano le “figurine” delle prostitute che ci venivano date da schiere di individui posizionati agli angoli delle strade. Il loro target preferito erano gli uomini, infatti appena Riccardo passava, gliene rifilavano in mano a mazzetti, ma per non sbagliare (che non si sa mai), ne davano anche a noi ragazze. C’erano raffigurate delle graziose donnine in abiti succinti o, più spesso, nude con delle stelline sulle parti più hot e dei numeri di telefono per poterle contattare, il tutto coronato da frasi tipo “a casa tua in 20 minuti”, oppure “servizio completo”.

Tappa successiva, dall’altro lato della Strip, è il Caesar Palace. Sì, è quello dove hanno girato Una Notte da Leoni. E infatti davanti c’era il sosia di Alan che con un bambolotto sul petto raccoglieva monete lanciate dai passanti. Per chi ha visto il film, sa che una risatina scappa sempre. Il Caesar è il più bello, secondo me. Esternamente ricorda un tempio romano, con colonne e capitelli e all’interno è arredato con statue giganti di leoni, di dei romani, con marmi e fontane. Ci sono negozi di alta moda e sculture gigantesche. Noi abbiamo scelto di tentare qui la fortuna al casinò.

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Quando entri in un casinò, vedi una moltitudine di persone che giocano e, ogni tanto, si sente urlare da qualche tavolo per una vincita. Noi non siamo giocatori ma qui 10$ possiamo spenderli. L’importante è non farsi prendere e stabilire un tetto massimo di gioco. Il nostro, per l’appunto, 10$ a testa. Io e l’altra coppia di amici ci affidiamo alle macchinette perchè sono quelle più facili (e noiose) da usare. Riccardo, invece, vuole fare quello serio e decide di tentare alla roulette. Avevamo anche girato un video dove io dichiaravo che avrebbe buttato 10$ e lui invece faceva testamento vocale di ciò che avrebbe fatto della grandiosa ipotetica vincita. Io mi imbarazzavo troppo a sedermi ad un tavolo con altri giocatori di chissà quale nazione, senza conoscere minimamente nè le regole nè il gergo (se mai dovesse essercene uno) e quindi ho preferito sfidare una slot machine da cui non ho ricavato nulla. Riccardo, senza aspettarmi, è andato a giocare ed è tornato tutto felice con 70$, avendone puntati 10$ (è la puntata minima che si può fare per giocare). Quando l’ho visto arrivare con le mani piene di fiches colorate e tutto esaltato, l’ho guardato con un grosso punto interrogativo sul viso e lui, quasi telepaticamente, mi ha detto: “Ho vinto! Mi sono seduto, la croupier mi ha chiesto il passaporto per accertarsi che potessi giocare, io gli ho detto subito che era la prima volta per me e lei mi ha consigliato di puntare le mie fiches su più numeri..ed è uscito un numero su cui avevo messo 2$”. La giornata a Las Vegas ce l’eravamo guadagnata. Siamo andati a cambiare le fiches in dollari (ne abbiamo tenuta qualcuna da portare come ricordo e souvenir a casa) e siamo usciti dal Caesar. Subito accanto c’è il Bellagio, l’hotel più rinomato e costoso di Las Vegas anche se a me sinceramente non ha fatto impazzire. Interni super lussuosi e aveva una sala con all’interno una specie di ricostruzione di un acquario o di un fondale marino, con sirene, meduse, piante e tra cui si camminava come se si fosse immersi in quel mondo subacqueo.

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Fuori cominciava a far buio e cominciavano ad accendersi le insegne e le luci della città. Las Vegas cominciava a diventare quella che tutti conoscono anche se, in realtà, è una città sempre viva. Proprio davanti al Bellagio era partito lo spettacolo delle fontane danzanti, getti d’acqua che saltellano a suon di musica, e abbiamo colto l’occasione per fermarci a guardarlo. Il caldo si era un po’ affievolito e stare per strada non era più così drammatico come al pomeriggio.

Per cena, ci siamo fermati nella catena di Bubba Gump, ispirato al personaggio che pescava gamberetti del film di Forrest Gump e difatti il gamberetto è il protagonista del locale. Insalate, piatti di pesce, hamburger, tutto con i gamberetti. La cameriera, prima di prendere le ordinazioni, ci ha salutato, ci ha chiesto se avevamo visto il film e ci ha fatto un paio di domande sui personaggi per vedere se eravamo preparati. Non è andata male, poi ha preso le ordinazioni. Abbiamo mangiato bene, se non che io avevo preso un panino con insalata e gamberetti per stare un po’ leggera e mi sono ritrovata davanti un piatto con un panino farcito con insalata, una salsina rosa e una quantità infinita di gamberetti FRITTI. Nooo, sul menù non c’era scritto che erano fritti. Poco importa, la fame è fame.

Dopo cena, i nostri amici sono rientrati in hotel mentre io e Riccardo ci siamo concessi ancora una camminata per andare a vedere l’Excalibur, hotel a forma di castello medievale, e il Luxor che, invece, prende le sembianze di una piramide e al cui interno c’è tanto di obelisco e sfingi.

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A mezzanotte, siamo rientrati anche noi in hotel sfatti dalla giornata e dall’euforia.

Las Vegas sembra un posto fuori dal mondo, un’oasi dove tutto è stato costruito finemente per tirare fuori il lato più sopito delle persone. E’ pensata per far sì che ci si possa sentire liberi di svagarsi, è un posto in cui riesci a dare a te stesso il permesso di eccedere almeno un po’ (sempre con la testa!) e di provare.
Las Vegas è così. E’ una città pazza e se la prendi per quello che è, ti piace per forza.

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5 risposte a Quella pazza città di Las Vegas

  1. Elisadg ha detto:

    Praticamente entrare in un hotel é come andare a visitare un museo ahhaha certo che sono proprio pazzi! Io pensavo che il Roller Coaster fosse solo per fare scena e invece funziona veramente!

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  2. Elisa A. ha detto:

    Ciao!

    Io non ho ancora capito – dopo 8 mesi – se Las Vegas mi sia piaciuta. Gli hotel sono molto scenografici e fighissimi, ma – se si distoglie un attimo la mente da tutto quello sfarzo – si capisce che, a Las Vegas non c’è niente.
    Dovrei tornarci forse per capirla meglio, o per confermare le mie prime impressioni.

    Un abbraccio

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  3. Sara ha detto:

    Las Vegas è fondata su finzione, gioco, svago, perdizione. Alla fine è come essere in un luogo a parte, che non c’entra tanto con il mondo di tutti i giorni. A me è piaciuta nella sua pazzia! Probabilmente a me una volta è bastata 😉 buona serata! 🙂

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  4. Pingback: [Mini-Guida]USA: Itinerario e costi di un viaggio nella West Coast | Bagaglio a Mano Rulez

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