Friburgo: a spasso per la città e per i Mercatini di Natale

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E’ assodato che i miei viaggi debbano sempre partire con quel pizzico di imprevedibilità che ti mette addosso un sacco di ansia e che potrebbe creare dei problemi fino a far saltare tutto. Dopo il fermo di Riccardo in aeroporto a Los Angeles per il passaporto lo scorso agosto, questa volta abbiamo avuto un’altra piccola disavventura che ha davvero rischiato di farci tornare a casa. Dopo esserci fatti 3 ore di coda prima di attraversare il tunnel del San Gottardo, dalle 12 alle 15, per un veicolo in avaria all’interno della galleria, siamo stati costretti a fare dietrofront per tornare in Italia e vedere sfumato il viaggio.

Fortunatamente, il disguido si è risolto nel tragitto verso la frontiera italiana e quindi, armati di santissima pazienza, abbiamo rigirato la macchina e siamo tornati alla volta della Germania, rifacendoci 2 ore di coda per il San Gottardo e poi altre 2 ore di guida al buio sulle autostrade svizzere, con aggiunta di banchi di nebbia. Alle 18 sembrava mezzanotte e la strada non finiva mai. Finalmente giunti a destinazione, alle 20.30, privi di forze e di lucidità mentale (eravamo in viaggio dalle 10 del mattino) con il timore di non arrivare in tempo per il check-in possibile fino alle 22, ci siamo abbandonati al primo kebabbaro trovato a Müllheim, il paese che ci avrebbe ospitato per 3 notti nel Baden-wüttemberg, a circa 35 km da Friburgo e a 50 km da Colmar. Ormai ci eravamo messi in testa di non cenare anche perché a quell’ora in Germania i ristoranti sono già praticamente chiusi e in giro non c’è nessuno; invece, poi, quelle vetrine con adesivi di pizze e kebab ci hanno invogliato a mettere qualcosa sotto i denti. Terminata la cena, ci siamo diretti alla Gästehaus Ehebachhof Hotel Garni che si trovava a 5 km da lì, in una piccola frazione di Müllheim, tra strade serpeggianti in mezzo alle colline e una manciata di casette illuminate con decorazioni natalizie. Dopo aver parcheggiato davanti alla Gasthaus, facciamo per entrare ma la porta era chiusa. Oh-oh. Però le luci erano accese quindi qualcuno doveva esserci. Suoniamo il campanello e viene ad aprirci, dopo qualche minuto, una signora sulla sessantina, in pigiama penso, con i capelli un po’ per aria. Ci dà il benvenuto in tedesco, io le parlo in inglese, ma lei continua in tedesco. Ok, va bene anche il tedesco, riesco a capirlo. Mi prende la prenotazione e ci porta subito nella nostra camera, al piano terra, situata sullo stretto corridoio principale della casa. Ci fa vedere come accendere le luci sopra il letto, ci dice che la colazione è servita dalle 8 alle 10 e ci chiede se dobbiamo uscire. No. Non convinta che avessi capito la domanda, mi mette in mano le chiavi della stanza e mi dice, facendomi anche segno, che aprono sia la stanza che la porta di ingresso alla casa, così se fossimo usciti e rientrati tardi, sapevamo come aprire. Poi frettolosamente ci ha mostrato la sala per la colazione e, augurandoci la buonanotte, se n’è andata. Noi siamo morti nel letto.

Per il giorno seguente, domenica, il programma era la visita di Friburgo e dei mercatini. Dopo aver fatto colazione alla Gasthaus e aver fatto la conoscenza del figlio della proprietaria che parlava un buon inglese, ci siamo diretti alla stazione di Müllhiem, attraversando in macchine le colline che dividevano il nostro alloggio dal paese, con un cielo azzurro e il sole che cominciava a scaldare. Avevamo deciso di raggiungere Friburgo in treno vista la breve distanza e per evitare i problemi di parcheggio in una città che non conoscevamo. Il biglietto del treno andata e ritorno ci è costato 10,80 € a testa per un viaggio di 20 minuti. I treni, ovviamente, puntualissimi, nuovi e puliti.
A piedi, abbiamo raggiunto il centro città in 10 minuti, passando per viuzze piene di negozi, piastrellate, addobbate e con, a lato, dei canaletti in cui scorreva l’acqua chiamati Bächle. I bambini si divertivano a saltellare da una parte all’altra e i cani, invece, bevevano o ci entravano con le zampe.

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L’aria che si respirava, oltre ad essere piuttosto mite, era anche di festa e di allegria, proprio quella che precede il Natale, quando si scende per strada ad assaporare la leggerezza della domenica mattina. Siamo arrivati alla Rathausplatz, la piazza del Municipio, dove erano stati allestiti i mercatini: una serie di casette in legno che creavano un piccolo villaggetto sormontato da luci e festoni natalizi. Alle 11, la maggior parte delle casette avevano ancora i battenti chiusi ma da lì a breve, avrebbero aperto le loro finestre per mostrare tutti gli oggetti, le cianfrusaglie e le leccornie da offrire ai passanti. Abbiamo deciso di ripassare più tardi e abbiamo proseguito verso la piazza della Cattedrale, Münsterplatz, dove spicca tra tutti gli edifici d’epoca ai lati della piazza, la Kaufhaus, la casa del commercio per il suo colore rosso forte e la particolarità della struttura. Al centro della piazza, c’è la Cattedrale (Münster) che aveva una parte coperta dai ponteggi per il restauro. Lo stile è puramente gotico: lo si intuisce dalle guglie, dagli archi rampanti all’esterno e dalle volte a crociera e dagli archi a sesto acuto all’interno, dove l’atmosfera era molto buia.

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Da qui, siamo andati ancora a zonzo per la città, un po’ seguendo la mappa, un po’ andando a sentimento e ci siamo trovati a camminare per viuzze del centro semideserte ma artisticamente decorate. Friburgo stava ancora dormendo, nonostante fosse ormai mezzogiorno e il fulcro della vita rimaneva la piazza dei mercatini. Proseguendo il nostro giro, siamo arrivati a Martinstor, una delle porte principali della cinta muraria di cui si dotò Friburgo e che dà accesso al centro città.

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Lì vicino, c’è un altro angolo molto suggestivo che si chiama Fischerau, l’antico quartiere dei pescatori: si tratta via che costeggia un canale in mezzo alle case.

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Un altro posto che mi è piaciuto è stato Augustinerplatz. Sarà stata la luce che c’era, la piccola piazzettina, il ciottolato, l’ampia scalinata, non so esattamente cosa è stato, ma mi ha dato tanta serenità. Era uno di quei posticini dove mi sarei seduta a godermi il tepore di mezzogiorno e sarei rimasta a osservare la gente che passava, coi miei pensieri. E’ uno di quei posti dove avrei passato pomeriggi a leggere o a studiare, se avessi vissuto lì.

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Poi siamo tornati ai mercatini, che adesso erano attivi e pieni di gente. Ho curiosato tra le casettine per vedere cosa vendessero e c’era davvero di tutto: dalle candele, agli oggetti intagliati nel legno, alle ceramiche, agli utensili per la casa. A dir la verità, i mercatini me li aspettavo molto più estesi, quasi come una fiera, invece erano concentrati solo in quella piazzetta. Non so perché, ma mi ero fatta un’idea sbagliata sulla dimensione. E’ che ne parlano tanto e quindi pensavo ad un evento molto più in grande. In ogni caso, non ero andata lì solo per quello, quindi non è che questa mia aspettativa errata mi avesse rovinato la vacanza.

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Abbiamo deciso di mangiare lì, prendendo un panino con wurstel io e un piatto di spätzle con crauti e speck Riccardo. Ci siamo anche concessi della frutta ricoperta di cioccolato su bastoncino per dolce.
Al pomeriggio, abbiamo pensato di fare una passeggiata sulla Schlossberg, una collina a ridosso di Friburgo da cui si può godere della vista sulla città e in cui si possono fare quattro passi nella natura. Volendo, per salire, c’è anche una funicolare, ma vista la facilità del percorso, abbiamo optato per la salita a piedi. Ci sono vari sentieri che portano mano mano in cima, alcuni sono piastrellati, altri sono solo battuti, alcuni sono più ripidi, altri più blandi. Con 15 minuti di cammino si arriva ad una terrazza da cui si gode di un bel panorama sulla città e sulla cattedrale che, con una bella giornata come la nostra, è stato davvero rigenerante.

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Da lì poi, abbiamo proseguito su una via battuta e ad un certo punto, salendo una scala ripida (qui ammetto che ho fatto un bel po’ di fatica) siamo arrivati in cima alla collina. Ecco, da qui invece non si vedeva niente perché la visuale era coperta dagli alberi. Quindi fiato sprecato. Ci siamo addentrati dentro il verde, tra i boschi, e siamo ridiscesi dall’altro lato della collina, dove sembrava davvero di essere in montagna, fino ad arrivare alla stazione della funicolare e poi, scendendo ancora, fino allo Stadtgarten, il parco cittadino. Qui c’erano 2 piccoli stagnetti con le anatre e due ragazzini che si divertivano a farle spaventare inseguendole con una barchetta telecomandata. Il parco era abbastanza affollato da persone che passeggiavano e da altre sedute sulle panchine che oziavano. Si vedeva la sagoma imponente del campanile della cattedrale che sovrasta praticamente qualsiasi angolo del centro.

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Dal parco, con un ponte pedonale che passa sopra un grosso crocevia trafficato, siamo tornati verso il centro e ci siamo diretti verso il quartiere universitario, dove ci sono l’università, il nuovissimo edificio supermoderno della biblioteca (dove abbiamo tentato di entrare ma l’accesso è possibile solo agli studenti con tesserino) e il teatro, anche questo è un edificio storico imponente e ha davanti un piccolo orto urbano.
Neanche a dirlo, la bicicletta è un mezzo usatissimo e le piste ciclabili sono ovunque. Mi sarebbe tanto piaciuto noleggiare una bici e girare la città ma non ci eravamo informati a tal proposito e visto che ci saremmo fermati solo in giornata, non abbiamo perso tempo a capire come dovevamo fare.

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Ci siamo fermati a cena in una birreria, la , dove abbiamo cenato alle 18.30 come dei perfetti tedeschi. E’ molto carina, ha 3 piani, il servizio è stato abbastanza veloce e non abbiamo speso nemmeno tanto: 21 euro per 2 piatti principali, una birra piccola e un bicchiere d’acqua..
Dopo cena, abbiamo fatto una passeggiata in direzione della stazione, ripassando per il centro ormai buio e illuminato con le luci natalizie. Il treno è partito alle 20.15 e alle 21 eravamo alla nostra Gasthaus.

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Prima di andare a dormire, mi sono connessa con il wifi per far sapere ai miei che era andato tutto bene e mi sono messa in corridoio, vicino all’ingresso della Gasthaus, perché era l’unico posto dove funzionava internet (era un posto a conduzione famigliare, non si può pretendere molto). Ad un certo punto, sono entrate 2 persone che si sono dirette in reception e appena hanno aperto bocca ho sentito che erano italiani. Non sapevano una parola di inglese, né di tedesco, né di nessuna lingua che conoscesse il ragazzo alla reception. Alla parola “prenotation”, mi sono intromessa e gli ho detto che se volevano potevo intercedere per loro. Erano 2 romani, un signore e un ragazzo, all’inizio pensavo fossero padre e figlio, poi ho scoperto che erano colleghi di lavoro in trasferta. Comunque, ho fatto da traduttore tra loro e il ragazzo perché, oltre al check-in, cercavano un posto dove mangiare.

Soddisfatta del lavoro svolto, ho terminato la giornata con un sorriso e mi sono addormentata con questa domanda: quanta vita ci può essere dentro un viaggio?

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