USA – Esperienze a tavola

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Lo scorso week-end siamo andati a mangiare un hamburger da Tony’s Diner, un ristorante in stile americano, che ha aperto non lontano da casa. Ci siamo andati con la coppia con cui siamo andati in America, in memoria dei bei tempi passati in vacanza.
Mentre eravamo al tavolo, in attesa che qualcuno venisse a prendere le ordinazioni, ho pensato subito ad una cosa che in America succedeva regolarmente (e che qui non è successa): appena ti sedevi, la prima cosa che ti portavano era una caraffa d’acqua ghiacciata. Sapevano già che avevi sete e che desideravi acqua più di ogni altra cosa, visto il caldo che faceva in quelle zone. Beh, oddio, a dir la verità anche al ristorante dove abbiamo cenato il giorno che siamo stati al Bryce Canyon ci hanno portato acqua con ghiaccio, nonostante lì facesse abbastanza freddo. Poi quando avevi scelto cosa mangiare, passavano con più calma a prendere le ordinazioni.

Questa cosa mi faceva davvero piacere perché sapevano perfettamente quale fosse l’esigenza dei clienti e sapendo che la sete c’era sempre, loro erano già pronti a placarla.

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Accanto al caffè, anche a colazione non mancavano mai le salse piccanti

Un’altra cosa che mi aveva colpito era che c’erano certe bevande, come il caffè, che prevedevano il cosiddetto “refill”, ossia pagavi una volta sola, ma potevi berne quanto ne volevi. Quindi ti riempivano la tazzona di caffè che era già posizionata sul tavolo e, ogni tot, passava la cameriera con la caraffa a chiederti se ne volevi ancora. Riccardo era super felice di questa cosa, dato che è un amante del caffè americano e se la faceva riempire sempre 2 o 3 volte. Io quando lo bevevo, lo miscelavo con una decina di lattini (io li chiamo così, sono quelle scatolettine rotonde che contengono il latte per macchiare il caffè) per cercare di renderlo bevibile. Tra l’altro, a proposito di latte, ho scoperto un’altra cosa che non sapevo: il latte per macchiare lo chiamano “cream” e non “milk”. Lo abbiamo capito quando, una mattina in un Mc Donald’s per colazione, Riccardo si era dimenticato di farsi dare il latte e al bancone ha chiesto del “milk”, per la precisione “3 milk” (intendendo, ovviamente, 3 delle famose scatolettine) e, con sua enorme sorpresa e incredulità, la commessa gli ha chiesto, prima ,circa 3 dollari e poi gli ha portato 3 cartoni da litro di latte. Una scena comica e surreale, allo stesso tempo. Quanto abbiamo riso! Si è capito subito che c’era stato un malinteso e da lì abbiamo scoperto la parola “cream”, che poi abbiamo sapientemente sfoggiato tutte le volte che si beveva caffè.

2015-08-28 10.19.00Un’altra volta, invece, a San Francisco, siamo andati a fare colazione in un posto vicino al Pier 39, l’Hollywood Cafè, che faceva dei piatti spaziali. Io ho preso un piatto che si chiamava Audrey Hepburn e aveva 2 pancake e una scodella gigante di frutta, con l’immancabile sciroppo d’acero. Da bere, stufa di caffè e spremute d’arancia, ho preso il tè freddo, pensando fosse come quello della lattina. Invece la cameriera mi riempie il bicchiere con un tè amarissimo che non c’è stato verso di addolcire. Ne ho bevuto pochissimo perché per me era disgustoso e quando è passata per il refill, ho gentilmente rifiutato. Ma perché avete tutto dolce e zuccheroso, tranne il mio tè freddo??

Con il cibo devo dire che mi sono trovata piuttosto bene. Prima di partire, pensavo già di arr2015-08-17 09.42.03ivare al terzo giorno con lo stomaco ribaltato per i troppi hamburger e patatine fritte e, invece, mi sono dovuta ricredere.
Abbiamo sempre mangiato piuttosto bene e cercando di variare. Le colazioni erano sempre con pancake, come a Los Angeles che li ho mangiati con cioccolato e panna, o con frutta oppure sandwich con uova e salsiccia (solo quando mangiavamo sul tardi) e le poche volte in cui abbiamo alloggiato in hotel, abbiamo fatto la classica colazione continentale con latte e cereali.

L’hamburger più buono in assoluto l’ho mangiato al ristorante vicino al Bryce Canyon, che faceva parte del motel dove abbiamo passato la notte prima di partire per Las Vegas: Bryce Canyon Pines.

Invece, il piatto peggiore l’ho mangiato al Furnace Creek Ranch, dentro la Death Valley. Proprio per seguire il mio principio di variare il più possibile, ho ordinato una “salad wedge” con blue cheese. Non sapevo cosa fosse un “wedge” né tantomeno cosa fosse il blue cheese e Internet non era disponibile. Che fosse formaggio era chiaro, ma non sapevo che facesse così schifo. Risultato: mi è arrivato mezzo ceppo di insalata (credo fosse iceberg) con sopra sciolto questo malefico blue cheese, con delle briciole di bacon fritto. Un orrore. L’insalata era buona ma quel formaggio sopra era immangiabile.

Invece, per ricordare cose buone, a San Francisco, abbiamo mangiato una zuppa di pesce fantastica (anche se è costata un po’, 35$ a testa, ma del resto è pur sempre pesce) e, la sera successiva, abbiamo voluto assaggiare il famoso “Crab Chowder” (costo 10$ a testa), che è una crema densa di patate con pesce, servita all’interno di una grossa pagnotta senza mollica. E’ favolosa.

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Crab Chowder

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In ogni caso, se si vuole mangiare piatti locali, senza doversi buttare sulla cucina italiana, di scelta ce n’è. Bisogna solo buttarsi, provare e accettare che ci si trovi davanti un qualcosa di succulento e piacevole o qualcosa di orrido (e farselo andare bene lo stesso), con la consapevolezza che la prossima volta non si ricommetterà lo stesso errore. Come farò io con il blue cheese.

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2 risposte a USA – Esperienze a tavola

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