Si può andare ad Expo2015 con lo spirito sbagliato? Io l’ho fatto!

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Io ad Expo 2015 ci sono andata con lo spirito sbagliato, o meglio, con il mio di spirito.

C’è da dire che ero partita con un “No, io ad Expo non ci vado manco se mi regalano il biglietto”, più che altro per tutti gli scandali che erano usciti nei mesi precedenti.

Poi dei nostri amici ci han chiesto se andavamo con loro una sera e, convinta da Riccardo, ci sono andata prendendo un biglietto serale da 5 euro. Ho accettato più per compagnia che per altro, infatti anche una volta entrati, ho lasciato loro piena libertà, del tipo: “ Scegliete voi dove andare, io vi seguo perché tanto non mi interessa niente in particolare”.

Nonostante il tema di questo Expo fosse l’alimentazione e la nutrizione, alcuni padiglioni, a parer mio, non erano molto in linea ed erano puramente a carattere turistico, con foto dei luoghi più belli, oggettistica tipica locale e souvenir in vendita.

La visita ai padiglioni l’ho presa così, come veniva, senza stare a leggere tutti i pannelli che c’erano (altrimenti sei mesi non bastavano) e lasciando che le cose mi colpissero.

L’atmosfera che c’era sul Decumano mi piaceva, la gente passeggiava in una direzione e nell’altra, c’erano stand di cibo disseminati in tutta l’area espositiva. Vedevo passare le persone con in mano cibarie di tutti i tipi e cercavo di capire dove l’avessero comprato e di che Paese fossero, ci fermavamo a curiosare ai banconi dei ristorantini per vedere cosa offriva quel tal Paese dal punto di vista culinario. Ci siamo accorti subito che i prezzi non erano proprio bassi, anzi direi che era tutto piuttosto caro: a meno di 5 euro non c’era nulla e per un panino chiedevano anche 7 euro. Noi per la cena ci siamo lasciati prendere per la gola dal Vietnam con spaghetti con verdure e pollo fritto in salsa agrodolce, poi abbiamo preso dei mini pancake con cioccolato allo street food olandese.

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In questa serata, abbiamo ammirato il Buddha dorato del Nepal, sentito le laboriose api di Nottingham nel padiglione britannico con le lucine frenetiche che si accendevano e spegnevano secondo le vibrazioni prodotte dalla loro attività e ci siamo lasciati incantare delle fontane danzanti dell’Albero della Vita.

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Padiglione Nepal

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Albero della Vita

Con il calare della luce, i padiglioni si accendevano di luci e di musica, tutto era vivo e sembrava una grande festa. I padiglioni di Polonia e Paesi Bassi erano tra i più spavaldi, con musica alta e luci da discoteca.

Ci sono tornata una seconda volta, ma questa volta in giornata. C’era un sacco di gente ed era difficile visitare i padiglioni, avevano quasi tutti ore di attesa. Per questo, ci siamo lasciati portare dal flusso laddove c’era meno coda, partendo dal bellissimo padiglione dello Slow Food, alla scoperta della biodiversità e dei sensi del cibo: un tavolo con delle scatolette ci invitava a toccare con mano degli alimenti misteriosi per indovinare cosa fossero e poi altre scatole andavano annusate per scoprire quale spezia si nascondesse lì sotto.

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Padiglione Slow Food

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Poi è iniziato il viaggio: dall’abile pianista e dal trenino di cioccolato della Polonia, alla foresta pluviale della Malaysia, dalle altalene che dondolavano creando energia in Estonia ai vasi per la fermentazione dei cibi in Corea del Sud. Abbiamo camminato attraverso le piante di cacao in Brasile e tra le lampade che si accendevano al passaggio nel padiglione della Repubblica Ceca. Abbiamo fatto un giro sotto le gocce della Lituania, andando poi verso i mille piatti appesi e i cuochi spagnoli, per arrivare al distillatore e alla mega tavola periodica del padiglione russo. L’aroma di caffè del Guatemala ci ha inondato piacevolmente e Cascina Triulza ci ha catapultato nella tradizione rurale. Abbiamo visto Expo dall’alto in notturna dalle terrazze di Russia, Stati Uniti e Germania.

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Padiglione Russia – distillatore

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Padiglione Repubblica Ceca – lampade

Alla fine, del tema centrale di questo Expo hocolto ben poco, sia per questioni di tempo sia perché c’era veramente troppa gente ed era difficoltoso muoversi o accedere alle attività. Però, ho cercato comunque di trarne qualcosa di bello e di apprezzare, senza pregiudizio, tutto quello che ogni Paese ha avuto da offrire (ho anche assaggiato un budino di mango e zafferano venduto al padiglione dell’Afghanistan!), anche che non fosse in tema con l’esposizione, contenta di aver viaggiato, almeno metaforicamente, intorno al mondo.

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Padiglione UK – alveare

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Dolce afghano con mango e zafferano






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3 risposte a Si può andare ad Expo2015 con lo spirito sbagliato? Io l’ho fatto!

  1. Pietrolley ha detto:

    Mamma mia quanti ne hai visti! Io in una giornata sola non sono riuscito a farne tanti come te 😀 E’ stata comunque una bella esperienza entrare nei vari padiglioni, esplorare, scoprire cosa offrivano e mettere il timbro prima di uscirne. Ognuno aveva qualcosa di tipico e particolare che lo contraddistingueva dagli altri! Peccato per le attese lunghissime, ma vabbè credo che, nonostante le spese altissime e le distruzioni di aree verdi per creare Expo, questa esposizione sia segno di un grande rilancio del nostro Paese agli occhi del mondo. 🙂

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