Tra i giganti della Monument Valley

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Su Google Earth, Mexican Hat lo vedi come un minuscolissimo agglomerato di edifici e intorno il nulla. Lo abbiamo cercato prima di partire per curiosità ed è un posto, che visto così, fa un po’ paura perché pensi “ma se succede qualche cosa, che faccio? Non c’è niente lì…” Che ne so, ti si ferma la macchina? Stai male? Che fai? Distese di completo nulla. E soprattutto, chi abita lì, a parte lavorarci anche, cosa diavolo fa? Al tempo stesso, è affascinante perché è proprio quello che cerchiamo in America! L’avventura, gli spazi immensi, l’esplorare qualcosa di diverso da ciò che siamo abituati a vedere. Il nome l’han scelto perchè nei paraggi c’è una conformazione rocciosa a forma di cappello messicano che, secondo me, è stata creata apposta ma che, a quanto pare, è del tutto casuale.


Mexican Hat Lodge è la nostra base per la visita alla Monument Valley. Quando ci siamo arrivati per davvero a Mexican Hat, abbiamo trovato un fiume che scorreva tra rocce rosse, un ponte che lo attraversava su cui siamo passati per andare al motel, una specie di bar, un benzinaio e il nostro motel con a fianco un ristorante all’aperto, dove abbiamo cenato. Siamo stati irrimediabilmente attirati dalla “swinging steak” che, in sostanza, non è altro la carne cotta su una griglia che dondola sul fuoco e c’era un simpatico cuoco vestito da cowboy con tanto di cappello che girava abilmente le bistecche in movimento. Abbiamo preso un piatto unico che prevedeva bistecca, insalata, fagioli e pane tostato ed era tutto estremamente buonissimo. Dopo una bella doccia, siamo crollati tutti nel letto.
La mattina dopo, ci siamo alzati presto (come tutte le mattine, ero meravigliata anche io di me stessa, perché generalmente odio alzarmi presto e spesso faccio fatica, soprattutto se si tratta di giorni consecutivi ma qui ero sempre sveglia prima delle 7 senza nessun tipo di fatica!) e abbiamo fatto colazione nel locale che citavo prima, quando scrivevo dell’arrivo. Dentro era tutto in legno e aveva anche un biliardo. Ci siamo seduti su un tavolo alto con gli sgabelli vicino ad una finestra che dava sul fiume e abbiamo ordinato dei French Toast con prosciutto e 2 pancake da smezzare. I French Toast erano giganteschi così come i pancake e ho veramente fatto uno sforzo sovrumano per finire almeno il toast che era giallino, penso fritto e con sopra una spolverata di zucchero con a fianco una fetta di prosciutto alta mezzo centimetro.  Va beh, dai, non voglio sindacare sugli accostamenti. Con la pancia bella piena, siamo partiti alla volta della Monument Valley, di cui aveva pregustato un assaggio la sera prima dalla strada che collegava Page a Mexican Hat.

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Siamo arrivati abbastanza presto e al Visitor Center non c’era praticamente nessuno, infatti anche il giro è stato tranquillo, senza troppi turisti in mezzo ai piedi. Per entrare in questo parco non si può utilizzare la tessera dei parchi nazionali, perché è gestito dai Navajo, quindi abbiamo pagato 5$ a testa (il prezzo è 20$ a veicolo). Ci hanno dato la mappa con i punti d’interesse e ci siamo avviati a cominciare la visita. La luce, a quell’ora, non era delle migliori, più che altro perché c’era una sorta di nebbiolina che offuscava il panorama, infatti anche le foto che ho fatto sono venute un po’ sbiadite, con una specie di effetto foschia. Il giro è durato circa 3 ore e la strada è tutta sterrata, ma non troppo dissestata. Noi, avendo un SUV, non abbiamo avuto particolari problemi, ma c’erano anche macchine più piccole che giravano, quindi penso non ci siano particolari problemi di percorso.
Che dire? Anche questo parco non mi ha deluso affatto, anzi. Quei massicci così imponenti… immaginavo le carrozze con i cavalli correrci in mezzo, e i film che ci hanno girato. Questa valle così aperta, dai colori contrastanti, dove si alternano rocce rosse a macchie verdi di vegetazione. E mi sentivo una bambina che voleva scoprire a cosa assomigliasse ogni roccia, perché c’era quella che sembrava un elefante, quella uguale alla faccia di un cammello e poi quella chiamata “il pollice” che pare faccia “mi piace”.

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Le Tre Sorelle

E le Tre Sorelle…tra l’altro la Sorella centrale, come cacchiarola fa a stare in piedi? E’ esile, esile…infatti, poi qua e là, ci sono pietre, pietrone, sassoni franati che un tempo facevano parte delle grosse montagne sparpagliate, come monumenti, appunto. C’è anche un sasso gigantesco che si chiama The Cube, proprio perché ricorda un cubo e se ti cade addosso una roba del genere, non ti tirano su manco con il cucchiaino.

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Io che sostengo The Cube con tutta la mia forza.

La Monument è ampiezza, è distese, è voler urlare a squarciagola, è esserci dentro in pieno, è voler fare diecimila giravolte su te stesso, è volersi arrampicare su tutti i massi, è voler scattare foto, è il sentirsi grandi anche se fuori si è piccoli.

Quando sono uscita da lì, ho proprio pensato: “cazzo, che figata”.

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5 risposte a Tra i giganti della Monument Valley

  1. elemeoww ha detto:

    quello che hai pensato tu quando sei uscita dalla Monument Valley, l’ho pensato io adesso che ho letto 😀 foto SUPER 🙂

    Mi piace

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