USA – Decollo e Atterraggio

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Il viaggio negli Stati Uniti è nato un po’ per caso. Era da tempo che io e Riccardo avevamo in mente di andare a fare un viaggio negli USA ma lo vedevo ben lontano del concretizzarsi, anche perchè lui ha paura di volare. Poi un giorno della fine del 2014 una coppia di amici ci ha esposto la loro idea per le vacanze 2015: un giro di circa 4000 km tra California, Arizona, Utah e Nevada, toccando i posti più belli e di interesse naturale, oltre che le città più famose del circondario. L’idea era allettante e quindi perchè farsela scappare? Anche perchè non avevo mai fatto un viaggio così lontano (a parte Pechino nel 2006 per un viaggio studio) e già mi immaginavo tra le città e i deserti americani. Immaginavo strade infinite che si perdevano all’orizzonte, il sole al tramonto, le rocce altissime, prati sconfinati, paesini sperduti con motel e barettini in legno con dentro cowboy seduti al bancone del bar e mezzi ubriachi. Va beh, ok, stavo un po’ esagerando con la storia dei cowboy.


Abbiamo iniziato ad organizzarlo a fine gennaio acquistando, per prima cosa, il biglietto del volo che, ovviamente, è la cosa più cara del viaggio: abbiamo prenotato con la British Airways da Milano-Los Angeles e poi nel corso dei mesi, con calma, abbiamo stabilito le tappe e prenotato dove dormire. Altra cosa importante e che abbiamo preso subito è stata la macchina, perchè senza quella non saremmo andati da nessuna parte!

Da fine gennaio, ogni giorno sognavo quel viaggio, cercavo di costruirmi delle immagini, delle sensazioni e piano piano crescevano anche le aspettative.
Il giro che avremmo fatto partiva da Los Angeles, per poi passare dal Grand Canyon, Horseshoe Bend, Antelope Canyon, Monument Valley, Arches National Park, Bryce Canyon, Las Vegas, Death Valley, Yosemite National Park, San Francisco e poi giù di nuovo a Los Angeles per il rientro. 15 giorni, 15 giorni intensissimi, bellissimi, fantastici.

Già sapevo che la notte di prima di partire non avrei chiuso occhio e la sveglia era prestissimo: 3 del mattino. Ero quasi tentata di fare un after e non dormire ma poi ho cambiato idea perchè sapevo già che sull’aereo non avrei dormito. Non ho mai avuto paura di volare, se non un po’ di ansia, leggera ansia, per il decollo più che altro. Mi da fastidio quella sensazione di cadere che provo quando l’aereo stacca le ruote da terra e prende quota. Me la faccio sotto solo quando iniziano le turbolenze e l’aereo traballa tutto e in quel momento riscopro di avere una fede, che dura giusto il tempo degli scossoni.

Il volo è durato un’eternità..per fortuna su questi aerei moderni hai il tuo schermo davanti su cui puoi scegliere che film guardare (e ce ne sono un sacco!), a che gioco giocare o che cd ascoltare. Oppure si può fare come ha fatto Riccardo, molto teso dal volo, ha fissato per tutto il tempo lo schermo con le indicazioni sulla rotta del volo, i km mancanti a destinazione e il tempo mancante. Il volo è andato bene, è durato 11h e poco più e quando ho messo piede su terra americana non potevo crederci. Noi ci siamo fatti subito riconoscere: io e Riccardo abbiamo fatto insieme la prassi delle domande-controllo documenti-impronte digitali perchè lui, da bravo biologo con formazione prettamente scientifica, l’inglese lo ha studiato solo sul manuale “Impara l’inglese velocemente con Geronimo Stilton” e quindi non si sentiva molto preparato ad affrontare da solo gli uomini in divisa che ci attendevano al varco. Io con l’inglese me la cavo, se non che lì parlano con la bocca serrata e non si capisce niente, o quasi niente. Studiavo attentamente le labbra per cercare di decifrare le domande, ma dovevo arrendermi e chiedere se poteva ripetere. Inutile dire che non cambiava nulla alla seconda ripetizione. “Vedi che sul mio passaporto c’è scritto “Repubblica Italiana”? Lo vedi che sono straniera? Puoi, per favore, parlare piano e chiaro??”, avrei voluto dirgli!

In ogni caso, ce l’abbiamo fatta, abbiamo risposto bene a tutte le domande e, presi i passaporti, siamo andati. Finalmente potevamo avventurarci a Los Angeles. Arriviamo all’uscita e…Riccardo viene mandato ad un ulteriore controllo, mentre io sono stata costretta ad uscire. “Costretta” nel senso che proprio con lui non ci ho potuto parlare, nemmeno per accordarci sul dove trovarci! Ci cacciavano fuori e non potevamo sostare nei corridoi…

Io e i miei amici ci appostiamo nell’atrio degli arrivi, in attesa di Riccardo che dopo mezz’ora ancora non era uscito. Mi chiedevo come mai, dove fosse, lo immaginavo che cercava di parlare un inglese maccheronico con gli ufficiali ma che loro non lo capissero e che non ne venissero a capo. Il cellulare non prendeva, non avevo nessun modo per comunicare con lui. L’aeroporto era caotico, gente che andava, gente che veniva, casino, vociare…ad un certo punto, dalla voce dell’altoparlante sento un qualcosa che assomigliava al mio nome e cognome. Oh, cacchio! “Avete sentito che mi hanno chiamato?”, ma non ero sicura fosse davvero il mio cognome quella parola pronunciata malissimo. Aspetto. Dopo qualche minuto, lo risento ancora e questa volta nè io nè i miei amici abbiamo dubbi. Ok, hanno chiamato proprio me. Mi dirigo verso lo sportello informazioni per capire cosa fosse successo e il tizio dietro al banco, in un inglese misto spagnolo, mi dice che si tratta di un mio familiare e che “passport…exchange”, ridacchiando…apro il passaporto che avevo in mano e vedo che era di Riccardo. Oh, cacchio! Nel frattempo aveva chiamato 2 ragazze della sicurezza che sono arrivate a prendere il passaporto per risolvere l’equivoco. Anche loro se la ridevano di gusto per la situazione stramba del ragazzo con il documento di una ragazza. Direi che siamo partiti bene! Del resto, per quanto puoi organizzare tutto, l’imprevisto c’è sempre ed è proprio “l’elemento sorpresa” che rende tutto più divertente!

Ci siamo lasciati alle spalle l’arrivo all’aeroporto e via! Abbiamo ritirato la nostra macchina alla Hertz e siamo andati al nostro motel a Los Angeles. Ore 19.

2015-08-16 08.01.34

Che l’avventura abbia inizio.

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15 risposte a USA – Decollo e Atterraggio

  1. stefiste ha detto:

    buon viaggio e buona avventura!

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  2. elemeoww ha detto:

    in bocca al lupo ad entrambe da un’altra neo-blogger!!! 😀

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  3. Pingback: Friburgo: a spasso per la città e per i Mercatini di Natale | Bagaglio a Mano Rulez

  4. SimonePols ha detto:

    Ihihih..immagino la faccia del tipo ai controlli controllando i passaporti 😀 ne so qualcosa perché Simone in Germania è un nome da donna….molte situazioni divertenti ahahah 😀 un ottimo inizio viaggio di sicuro!!:)

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  5. Bruna Athena ha detto:

    C’è da dire una cosa, però: ci hanno messo parecchio a capire dello scambio dei passaporti! Ho l’impressione che gli americani reali non siano così perspicaci come quelli di CSI! Ahahahah

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  6. Pingback: [Mini-Guida]USA: Itinerario e costi di un viaggio nella West Coast | Bagaglio a Mano Rulez

  7. Valentina ha detto:

    I controlli alla dogana mi terrorizzano…ho sempre paura che proprio a ME mettano un bel DENIED sul passaporto!!! Al posto tuo penso sarei morta di ansia se non avessi visto Salvatore uscire indenne dai controlli dopo 30 secondi! Comunque grazie a voli così lunghi la mia paura di volare è stata di molto ridimensionata!!!

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