Belfast non ha fatto centro

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Belfast non mi è rimasta nel cuore. No, direi che non c’è stato amore tra di noi.

Il fatto è che camminavo per la città, cercando qualcosa di bello, qualcosa che mi emozionasse e ad ogni svolta pensavo, ecco forse arriva adesso.
Però dopo un po’ di strada, non è arrivato niente. Belfast è una città portuale, non ha nulla di troppo speciale, almeno per me, non ha quel pizzico di magia che serve a farla restare nel cuore. I palazzi, le case sono quelli fatti di mattoni rosso scuro, quelli dell’epoca industriale e operaia. Di moderno non c’è poi troppo, c’è solo la zona commerciale con una specie di centro commerciale semi all’aperto con una cupola trasparente in cima da cui si ha una vista a 360 gradi sulla città (con delle sbarre metalliche in mezzo per via della struttura). Che poi non è il moderno che vado cercando, ci mancherebbe, anzi molto spesso è lo storico che mi affascina di più, ma qui non c’è stato niente da fare. Belfast non ha fatto centro.

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Siamo passati dal City Hall, il Municipio della città, con il suo bel parco attorno, siamo entrati per dare un’occhiatina e dentro è davvero bello, è riccamente e finemente decorato. Tra l’altro ci sono anche delle visite guidate gratuite per chi avesse tempo di visitarlo.

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Ci siamo spinti nel quartiere del Titanic, dove tutto ruota intorno al famoso transatlantico affondato. In primis, siamo entrati nel museo Titanic Belfast ma non lo abbiamo visitato. Abbiamo curiosato al piano terra tra shop con qualsiasi tipo di gadget con il Titanic, bar e biglietteria. Non ci ha ispirato tantissimo, ci sembrava una cosa davvero commerciale e siccome il biglietto d’ingresso costava 17.50 sterline, abbiamo preferito passare. Ci siamo spinti fuori dall’edificio e ci siamo trovati su un’enorme spianata in cemento con degli alti pali che delimitavano dei punti: quegli erano gli spazi dove erano state assemblati il Titanic e l’Olympic, la nave gemella del Titanic. Abbiamo percorso tutta la “piazza” fino ad arrivare in fondo dove c’è una terrazza che da sul porto.

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Volendo la passeggiata poteva proseguire lungo tutto il cantiere ma il freddo era pungente e pioveva a intermittenza per cui siamo tornati verso il museo. E’ stato qui che Riccardo è stato attratto da un trenino rosso, di quelli turistici che arrivava proprio dai cantieri in fondo e, non so come, mi ha convinto a salirci. E’ che a me non piacciono tanto ‘ste cose qui, ma avevo voglia di sedermi un po’ e quindi siamo saliti. Eravamo solo io e lui sull’intero trenino. L’autista era un signore sui 70 anni che parlava un inglese incomprensibile. Mi ha rifilato in mano il depliant per mostrarmi le tappe del giro e per spiegarmi in anteprima cos’avremmo visto. Peccato che non capivo una beata mazza, per cui per gentilezza annuivo e sorridevo. La guida, invece, era un ragazzo piuttosto preso bene che parlava al microfono dal centro del trenino. Mentre il trenino viaggiava, c’era anche un filmato da guardare sul piccolo televisorino in alto davanti a noi che raccontava la storia del Titanic. All’inizio siamo partiti dal museo, per poi passare sul piazzale di cui parlavo prima, per poi arrivare nei cantieri e in zone ad accesso limitato. Ci hanno portato a vedere l’enorme vasca di carenaggio del Titanic davanti a cui, effettivamente, sono rimasta a bocca aperta. Profondissima e lunghissima. La guida ci ha spiegato che il Titanic è stato costruito in diverse zone del porto di Belfast e che probabilmente è affondato a causa di un guasto dell’altra nave gemella, l’Olympic. Questo guasto ha tardato la partenza del transatlantico di qualche giorno. Nei giorni precedenti gli iceberg non si erano ancora formati o comunque non erano così pericolosi come lo è stato il giorno dell’impatto del Titanic.

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Soddisfatti del nostro giretto sul trenino rosso, siamo tornati verso il centro della città visto che ormai si stava facendo sera.

Il nostro hotel si trovava nel quartiere universitario, nella zona dei Botanic Garden e della Queen’s University. E’ la zona più multietnica della città, infatti c’erano locali e ristoranti di tutti i generi ed è distante dal centro circa 15 minuti a piedi. L’hotel in cui abbiamo alloggiato noi si chiama Botanic Rest (il parcheggio gratis si trova nelle strade limitrofe, anche non sempre facilmente) e avevamo una stanza matrimoniale con bagno in comune. Abbiamo optato per questa soluzione perchè i prezzi a Belfast, in centro, erano un po’ altini invece così siamo riusciti a pagare circa 72 euro/camera con colazione inclusa (colazione continentale o colazione irlandese). La sera, a cena, abbiamo scelto un posticino che consiglio a chi dovesse capitare a Belfast e che ho trovato cercando qualche consiglio su Internet: si chiama Maggie Mays e me ne sono innamorata. E’ un locale piccolissimo, con pochissimi tavolini ma abbiamo mangiato un fish and chips da leccarsi i baffi. Oltretutto era a 2 passi dal nostro hotel, per cui era anche comodo.

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Maggie Mays – Immagine presa da Google Maps

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Questo invece ce lo siamo mangiato per davvero!

Il giorno seguente lo abbiamo dedicato ad un altro giro per il centro della città, toccando la cattedrale di St’Anne, cercando ispirazione qua e là, e avventurandoci nel quartiere dei famigerati murales. Tra Shankill Road e Falls Road, passando per Cupar Way. Premetto che abbiamo esitato sulla modalità di visita di questa zona. Abbiamo preso in considerazione di andarci con gli autobus turistici, i City Sightseeing, poi di passarci con la nostra auto. Tutto perchè eravamo un po’ timorosi di passarci a piedi. Per tagliare la testa al toro ho chiesto in reception se fosse sicuro girare a piedi per quelle vie e loro mi hanno rassicurato dicendomi che non avremmo corso nessun pericolo. Con molta (finta) nonchalance, ci siamo incamminati lungo Shankill Rd., guardandoci in giro come se fossimo inseguiti da 4 killer e con passo abbastanza svelto. Il cielo grigio carico di pioggia di certo appesantiva l’atmosfera plumbea. Abbiamo visto case con tantissime bandiere britanniche appese ovunque, ad ostentare “Hey, noi ci sentiamo inglesi, noi siamo inglesi”. Poi murales con disegni di armi, di guerra. Foto di gente uccisa durante i Troubles tra cattolici e protestanti con sopra la scritta “In memory of”. Non ho fatto foto, non me la sono sentita. Ne ho fatte solo un paio in una zona con meno case. Poi abbiamo girato in Cupar Way dove c’è un muro alto 6 metri con ancora il filo spinato sopra, anche questo completamente dipinto a murales. Arrivavano pullman di turisti che si fermavano, scendevano e facevano tanto chiasso quante foto. Si facevano immortalare davanti a un murales facendo il gesto con le dita a V. Penso che ci sono certe cose per cui bisogna andar cauti, dietro questi murales ci sono state tante vittime, tanto dolore e tanta sofferenza. Invece a veder arrivare questi, sembrava di essere in un parco divertimenti.

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Questa parte mi ha lasciato un po’ di inquietudine, soprattutto quando alla fine di Cupar Way abbiamo attraversato il cancello aperto che divideva la zona protestante da quella cattolica. Adesso era aperto, ma anni addietro si chiudeva.
Per tornare verso il centro, abbiamo fatto l’ultimo pezzo di Falls Rd. – a stampo cattolico –  e qui i murales regalavano colori più gradevoli e più serenità.
La nostra visita a Belfast è terminata qui, non so se ci siamo persi qualcosa di esaltante che avrebbe potuto far riacquistare mille punti alla città ma il tempo a disposizione era poco. Sicuramente la zona del Titanic e ripercorrere le strade dei Troubles possono essere 2 motivi per cui può valere la pena passare da Belfast ma, a mio avviso, non ce ne sono molti altri.

Nonostante tutto, però, devo ammettere che qui ho avuto il primo vero assaggio della cordialità degli irlandesi – anche se inglesi. Nel nostro breve soggiorno a Belfast, abbiamo avuto modo di sperimentare la gentilezza di questo popolo per ben 3 volte. La prima volta è stato appena arrivati, eravamo in cerca della strada che ci portasse in centro ed eravamo fermi in attesa che il semaforo pedonale diventasse verde per attraversare. Avevo il cellulare in mano con il navigatore acceso per studiare la mappa ed un signore ci si è avvicinato chiedendoci se avessimo bisogno di aiuto. E’ stato felice di darci le indicazione per il City Hall.

La seconda volta è successo alla reception dell’hotel. Il ragazzo prima di noi aveva sbagliato il giorno della prenotazione, cioè aveva fatto la prenotazione ma non per quella notte, ma per la notte seguente. Lui era convinto di averla fatta correttamente ma alla fine ha dovuto cedere al fatto che per quella notte non aveva una camera per dormire visto che l’hotel era sold-out. Per cui il proprietario dell’hotel, rammaricato della triste notizia, gli ha detto che avrebbe fatto un paio di telefonate per trovargli una sistemazione per quella notte. Non è da tutti, eh!

La terza volta ci è successo proprio nel locale che ho citato sopra in cui abbiamo cenato. In sostanza ci siamo accorti in cassa che non accettavano carte di credito e noi non avevamo sterline per pagare, ma solo euro. Così quando l’ho detto al ragazzo in cassa, lui mi ha detto che non c’era problema e che saremmo potuti andare a prelevare delle sterline dal bancomat nella via accanto. Io e Riccardo, insieme. Entrambi potevamo lasciare il locale senza aver – temporaneamente – pagato il conto e senza tenersi nessuna garanzia. E’ vero che avevamo speso qualcosa come 15 sterline (eh si, è anche economico!) però…! Quindi siamo andati a prelevare e siamo tornati con le sterline per saldare la cena. Abbiamo fatto gli italiani onesti.

Più che altro è che credo nel karma, quindi se fossimo scappati senza pagare, semplicemente ci sarebbe successa qualche sfiga il giorno dopo.

Bye, Belfast.

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